Il portale

Il Portale d’ingresso è introduzione ai percorsi espositivi del Museo Interreligioso, studiati sui due termini fondamentali per ogni religione: Dio e l’Uomo. Volendo sottolineare aspetti comuni e diversità di questo rapporto, il Portale ospita 18 temi o momenti delle tre religioni tra i più significativi ed emblematici. Il progetto è stato ideato e realizzato al prof. Mario Di Cicco, docente di design dell’Istituto liceale d’Arte di Forlì, che ha coordinato attraverso un’accurata serie di schizzi preparatori, frutto di un’approfondita ricerca grafica e culturale, un’equipe di artisti locali.

Il Portale è costituito da una struttura in metallo, che accoglie i clipei dei simboli delle tre religioni: la sua struttura originaria, basata sulla radice della Sezione Aurea, ha fornito il pretesto compositivo per la collocazione dei clipei. La creazione di ogni opera ha coinvolto le tradizioni culturali e le competenze tecniche legate al territorio romagnolo, intese nei loro colori e materiali.

Il clipeo centrale. Formato dall’incrocio della Rocca di Bertinoro con la Menorah, la Croce di Cristo e la Mezzaluna con la stella, il clipeo centrale riassume nella forza del tratto l’essenza più intima del Museo e della struttura che lo ospita: la millenaria rocca vescovile è il luogo d’incontro dove i riflessi delle identità

di ciascuna testimoniano gli intrecci, i legami profondi e le diversità, che si sono create durante i secoli. In un’essenzialità profonda, la parte centrale del Portale ribadisce visivamente come il primo passo dell’uomo verso Dio è dato dalla conoscenza, come ricorda la Sura 49 del Corano: “O uomini, noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosciate a vicenda. Il più nobile tra voi, agli occhi di Dio, è chi è più devoto. Iddio è sapiente e tutto conosce”.

La Menorah: secondo il testo biblico, deve essere in oro puro, battuta a martello e fusa in unico pezzo. Collocata sul lato meridionale della tenda del convegno, di fronte alla tavola aurea con i pani della presentazione, la menorah ha valore di messaggio rivolto dagli uomini a Dio.

La Croce: condensa la storia della passione di Cristo e della Salvezza dell’Umanità dal peccato. È segno del dolore riscattato, di morte trasfigurata dalla vita della Risurrezione.

La Mezzaluna: la comparsa della mezzaluna crescente rappresenta l’inizio del nuovo mese ed è particolarmente attesa per l’inizio dei mesi sacri del digiuno e del pellegrinaggio. Assume un significato religioso nella decorazione simbolica delle moschee. Con la stella, è stata assunta come bandiera dall’impero ottomano nel corso del XV secolo.

La Torah: è costituita dai libri del Pentateuco, che narrano le vicende del popolo ebraico dalla creazione del mondo e sono comuni alla tradizione cristiana. Nella tradizione ebraica, Dio ha rivelato a Mosè, nella teofania sul Monte Sinai,la Torah nella sua duplice forma: orale e scritta. La Torah rappresenta l’insieme delle clausole del patto tra Dio e il Popolo d’Israele: se questo patto è trasgredito, Dio punisce Israele, cacciandolo dalla terra che gli ha donato. Il castigo, generando il pentimento e la conversione, porta al perdono di Dio.

Tavole della Legge: ricevute da Mosè sul Sinai, costituiranno una guida ed un riferimento costante per la vita civile e religiosa del popolo ebraico.

Stella di Davide: nella tradizione ebraica, simboleggia la protezione accordata da Dio al Popolo d’Israele contro i propri nemici e contro il Male.

Shema ‘ Israèl: letteralmente significa

“Ascolta Israele” ed è l’invocazione iniziale della

professione di fede ebraica, recitata mattina e sera. Composto di tre brani biblici, Deuteronomio 6,4-9, Deuteronomio 11,13-21 e Numeri 15,37-41, lo Shemà Israèl sottolinea l’assoluta signoria di Dio sull’uomo e sul mondo, istituendo anche un determinato modo di abbigliarsi da parte del fedele durante la preghiera quotidiana o quando si reca in sinagoga. La professione di fede, infatti, prescrive le modalità di realizzazione dei tallit, mantelli di lana sui quali sono cucite strisce di lana azzurra e dotati ai lati di frange annodate, e dei tefillin frammenti di pergamena inseriti all’interno di custodie e legate con stringhe alla mano sinistra e alla fronte. Lo Shemà Israèl insiste sul problema di tramandare, di generazione in generazione i precetti della Torah, rendendo concretamente manifesto il ricordo dell’insegnamento divino.

Shofar: è il corno d’ariete che si suona in occasione del Capodanno ebraico, la festa di Ro’ š ha- šanah, e nel giorno dello Yom Kippur. Il suono dello shofar è l’avvertimento che ricorda all’uomo di pentirsi e, attraverso il ricordo del passato, di migliorare la propria condotta. Numerosi, infine, sono i passi biblici nei quali si parla del corno d’ariete: nella teofania sull’Oreb, la voce di Dio è assimilata al suono di uno shofar, mentre la mura di Gerico caddero allo squillo delle sette trombe dei sacerdoti.

Annunciazione: il Cristianesimo inizia con la storia di una persona, Gesù di Nazareth, venuto al mondo per riallacciare l’amicizia con Dio, restaurando l’ordine sconvolto dal peccato. Secondo l’evangelista Luca, è l’angelo Gabriele ad annunziare a Maria la nascita di un figlio: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo: il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc 1,31-33).

Natività:il mistero dell’Incarnazione è uno dei cardini della fede cristiana. Nella professione di fede del Credo si recita: “[…] Credo in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, […] Per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

Buon Pastore: questa figurasi riallaccia alla parabola evangelica, dove Gesù propone il mistero del peccato e dell’amore misericordioso e imprevedibile di Dio. L’evangelista Luca, scrive: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta , finché la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento […]. Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc15,1-7).

Orante: è una delle più antiche figure dell’arte cristiana, come testimoniano le pitture parietali delle catacombe. È un segno della croce di Gesù, richiamata dalla posizione a braccia aperte assunta dall’orante cristiano durante la preghiera.

Monogramma di Cristo: è composto dall’intreccio delle lettere greche chi e ro, iniziali della parola Christos.

La notte del destino: per i musulmani, la Rivelazione divina giunge al suo compimento con la missione profetica di Maometto, l’ultimo e il maggiore degli inviati celesti.

Il Corano: rappresenta, per i musulmani, la Parola stessa di Dio. Secondo la tradizione, Iddio, per mezzo dell’angelo Gabriele, lo ha rivelato per intero a Maometto durante la notte del destino, tra il 26 e il 27 del mese di Ramadan dell’anno 610.

La Ka’ba: tempio pre-islamico delle tribù arabe, fu purificata, ad opera di Maometto, da tutti gli idoli e restituita al culto monoteista originario. Secondo il Corano fu Abramo, aiutato dal figlio Ismaele, a fondare la Ka’ba facendone una “Casa benedetta e una guida per tutte le creature”.

Cupola della Roccia: la Sura XVII si apre con il viaggio notturno, Al-Isrâ’, di Maometto, affermando “Gloria a colui che di notte trasportò il suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea Remota di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei nostri prodigi”. Il Profeta di notte è portato dalla Mecca a Gerusalemme: qui, dalla roccia che dà il nome alla cupola, avrebbe iniziato il suo viaggio celeste, cavalcando il Buraq alato. I rapporti che legano i due santuari si basano sulla figura di Abramo, fondatore della Sacra Ka’ba: infatti, la moschea sorge sul luogo dove il patriarca avrebbe dovuto sacrificare il figlio. Costruita sulla collina del Tempio di Erode distrutto da Tito nel 70 d.C., la moschea fu voluta dal califfo Abd-al-Malik, che fece dell’edificio una meta di pellegrinaggio, dove al pari della Ka’ba, si sarebbe dovuto compiere il tawaf (circumambulazione).

Il nome di Allâh: Allâh non è il nome del Dio dei musulmani e significa semplicemente Iddio in arabo. Religione assolutamente teocentrica, l’Islam ha come dogma principale l’unità e l’unicità di Dio. Il Corano enumera 99 epiteti con i quali il fedele può invocare Iddio. I primi due attributi di questa serie costituiscono la Basmala, la formula di apertura delle sure coraniche e dei documenti ufficiali degli Stati musulmani: “Nel nome di Dio, il Clemente e il Misericordioso”. Solo l’attributo Misericordioso è utilizzato come sinonimo di Allâh per sottolineare la benevolenza e la vicinanza di Dio agli uomini.

La preghiera: è lo strumento che pone l’uomo in dialogo con Dio. Nella sua forma intima e privata, la preghiera si slega dalle formule canoniche e ufficiali per dare voce alla parte più autentica dell’animo umano. Si è scelto per questo di dare spazio ad una preghiera che ha saputo farsi poesia: “Quando mi desterò / dal barbaglio della promiscuità / in una limpida e attonita sfera // Quando il mio peso mi sarà leggero // Il naufragio concedimi Signore / di quel giovane giorno al primo grido”. G. Ungaretti, Preghiera, da Prime, in Vita d’un uomo.

Video del portale del Museo Interreligioso, realizzato da Mario Di Cicco: http://www.youtube.com/watch?v=Y94dysbr6Pg