Migrazioni: il soffio del silenzio

Inaugurerà domani alle ore 16.00 presso Torre Portinari a Portico di Romagna, la terza sezione della mostra itinerante migrazioni, dedicata alle opere scultore di Francesco Bombardi. Intitolata “Soffio del silenzio”, il tema della sezione sarà dedicato al complesso rapporto tra la parola  il silenzio. Tra le forme di comunicazione, una tra le più preziose è il silenzio: la parola trova il suo limite e arriva a sublimarsi nel silenzio. Davanti alla realtà dei legami più profondi che possono unire o allontanare le persone, l’uso eccessivo della parola, che tutto definisce e descrive, determina la perdita del prezioso mistero che avvertiamo nel profondo dello spirito. La contemporaneità segna il trionfo dell’eccesso della parola, incapace di dare espressione ad una realtà sfuggente e virtuale, dove vero e falso vivono nella promiscuità. L’insieme delle parole diventa un unico frastuono, dove il silenzio perde la sua identità e viene fuggito, in una sorta di nuovo terror vacui esistenziale: nell’era della comunicazione, si può vivere il paradosso dell’incomunicabilità. Il silenzio rappresenta un elemento fondamentale nella vita di Portico e San Benedetto: un elemento che ricorre nella storia di questa terra, quando gli uomini vennero in questi luoghi alla ricerca di un silenzio segnato dall’essenzialità della parola, che ha saputo trasformarsi in arte, in poesia. La parola e il silenzio ritrovano nella Torre Portinari la loro reale dimensione,  dove lo spirito torna ad avere la possibilità di esprimersi. La scultura di Bombardi rappresenta il riallinearsi di queste due dimensioni: in particolare il volto in terracotta, con la bocca coperta, segna la necessità di fermare la parola per un solo istante, lasciando dietro di sé l’indifferenza dei fonemi per riscoprire lo spazio del pensiero. Questi volti interrogano il silenzio con sguardo vigile e i corpi attraversano le barriere che spesso le parole alzano per ritrovare la loro concreta fisicità, la loro esistenza: san Giovanni ammoniva il paladino Astolfo, nel suo viaggio nel cielo della Luna, sulla reale capacità della parola di trasmettere la verità. Salendo, attraverso le sale, verso la cima di Torre Portinari, le sculture assumono tratti femminili, evocando il desiderio del ritorno al principio della vita, in un abbraccio che si offre autentico nella sua accoglienza. Il viaggio della parola nel silenzio sta arrivando al suo termine, sui volti delle sculture riappaiono le labbra, la parola ritorna ad essere quella forza creatrice che, come scriveva il poeta sufi Rumi, esiste “quando un uomo e una donna diventano uno”. Su quei visi allungati, che si protendono verso di noi, sulla fisicità di quelle labbra, è “migrato” il soffio del silenzio e la parola sussurrata è tornata ad essere poesia.