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Mostre temporanee

La Porta Santa, omaggio a Floriano Bodini

 

Poche opere, come la bozza della Porta Santa di Floriano Bodini (1933 – 2005), si intrecciano in modo così profondo al messaggio del Museo Interreligioso. La bozza di Porta Santa, fusa in bronzo, è uno dei due modelli che lo scultore utilizzò per realizzare la Porta Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano nell’Anno Santo del 2000. Sul corpo di Cristo, sono posti in rilievo i segni della Passione e della Morte. Il costato scavato, le braccia tese nello spasimo del trapasso, le mani disarticolate a causa dei chiodi conficcati nei polsi, oltre a caratterizzare la scultura con una forte carica espressionistica, sono richiami ad un profondo senso della realtà umana della venuta del Cristo.

 

La formazione e l’esperienza artistica di Bodini passano attraverso la grande riflessione sulla realtà e sul realismo avviato in ambito teologico, letterario e artistico negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Per Bodini, la Morte e la Resurrezione di Gesù, annunciata dagli occhi spalancati del Cristo, sono un dato di realtà, un avvenimento nel tempo e del tempo. Nella personale poetica dell’artista, l’Incarnazione non rappresenta una semplice speculazione teologica o una riflessione filosofica: la venuta del Cristo è un punto che si cala nella storia, un avvenimento che stabilisce un nuovo rapporto tra il divino e la dimensione dell’umano. Davanti a tale avvenimento, dalla portata universale e non solo confessionale, la vita di ogni uomo è rimessa in discussione nella ricerca di un senso che non cada nell’astrattezza dell’ideologia, ma diventi la possibilità di un incontro e di un’apertura reale al dialogo. Da questo punto di vista, la Porta Santa assume un valore profetico: come ricordato a più riprese da papa Francesco, il mondo contemporaneo ha bisogno di misericordia, di un supplemento di perdono, per ritornare a vivere a pieno un’esistenza che si possa definire umana. Nella prospettiva del dialogo interreligioso, la vicenda di Gesù è l’elemento identitario del Cristianesimo e assume un valore storico enorme se si ripensa a quanto scriveva san Paolo: Gesù è Dio che vuole fare fino in fondo l’esperienza dell’umano, spendendo la propria identità divina senza farne un tesoro geloso. E il dialogo interreligioso ha bisogno di uomini che spendano la propria fede a favore del bene dell’altro, senza riserve o chiusure mentali, che possono degenerare nei fondamentalismi. L’opera suscita questo non solo nei visitatori cristiani, ma anche negli ebrei, nei musulmani e nei tanti agnostici che si affacciano al Museo Interreligioso.

 

Alla base del Crocifisso, Maria è rappresentata come Madre della Tenerezza: il Bambino si aggrappa all’orlo della veste della Vergine, mentre in due clipei (poi rimossi nella versione definitiva della Porta) due angeli ricordano l’Annunciazione e la futura Passione del Salvatore. L’atteggiamento impaurito di Gesù ribadisce come Dio non abbia voluto sottrarsi a nulla dell’esperienza umana, in particolare come abbia voluto vivere la condizione di essere figlio. Ai piedi della Vergine, l’impresa di san Giovanni Paolo II, il richiamo alla Chiesa che, nella consegna fiduciosa alla Vergine, nel suo essere la Straniera per eccellenza e la Testimone della storia della Salvezza, è l’erede di Cristo sulla terra e guarda a Maria come al proprio modello.